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Il territorio - Valopolicella
Indice
Il territorio
Valopolicella
S. Ambrogio e S. Giorgio
Fumane e Molina
Tutte le pagine

 

La Valpolicella
E’ in un decreto del 1177 dell'imperatore Federico Barbarossa che si trova citato per la prima volta il nome Val Polesela, presumibilmente dal latino “cella”, cantina e quindi valle delle cantine. Grazie alla sua posizione geografica, al clima mite e alla morfologia del territorio i suoi abitanti, nei secoli, si sono dedicati quasi esclusivamente alla coltivazione della vite e alla lavorazione del marmo. La produzione di vino in quest’area risale alla preistoria e si rafforza con le influenze etrusche e romane. La coltivazione della vite arriva alla sua massima diffusione nel medioevo ma è con l’avvento della Repubblica Serenissima di Venezia che si intensificò il commercio dei vini; infatti questi venivano trasportati dalle chiatte che navigavano il vicino fiume Adige fino alla cosiddetta Riva del Vin a Venezia, vicino al ponte di Rialto, e già allora esportati in tutto il mondo. Nella seconda metà dell’ottocento, l’attività vitivinicola si modernizza sotto il profilo tecnico e organizzativo: si allarga la coltura specializzata della vite e si sviluppano le prime cantine sociali. La Valpolicella è la terra che dà origine ad alcuni dei più noti vini rossi DOC italiani: Valpolicella, Valpolicella Superiore e Ripasso, il dolce Recioto e il famosissimo Amarone.
La strada del vino della Valpolicella si snoda nel territorio di diciannove comuni soprattutto di collina, in un comprensorio che spazia dalla Lessinia a nord, alla Valdadige ad ovest, a Verona a sud e a est con la zona di produzione del vino Soave. Percorrendo la  strada del vino, il turista e l’appassionato che soggiorna in Valpolicella può dedicarsi alla scoperta del vino, della cucina e del patrimonio artistico e culturale del territorio.
Vinitaly, il Salone Internazionale dei Vini e dei Distillati è da ormai da 42 anni la manifestazione che più d’ogni altra nel mondo scandisce l’evoluzione del sistema vitivinicolo nazionale ed internazionale. Nell’edizione del 2009 gli espositori sono stati oltre 4.200, distribuiti su una superficie che ha superato i 92.000 metri quadrati; oltre 151.000 gli operatori professionali presenti provenienti da 112 Nazioni.

L’abbondanza di pietre a forma di lastra (localmente lasta), affiorante e facilmente estraibile soprattutto nelle zone montane della Valpolicella, ha determinato, fin dalle ere preistoriche, la presenza su tutto il territorio, dei cosiddetti villaggi di pietra, costruiti con lastre dalle fondazioni fino ai tetti. Nel tempo le maestranze locali perfezionarono questa tecnica di costruzione ed oggi possiamo ammirare villaggi di pietra in perfette condizioni e tutt’ora abitati: San Giorgio, Molina, Breonio, Gorgusello, e molti altri nella zona. Dalle laste si è ricavato sia l’arredo urbano (pavimentazioni di strade e corti, costruzione di chiese e fontane) e sia quello del campo coltivato (recinzioni, confini, ceppi, sostegni per pergolati, vasche e abbeveratoi). Fra le architetture di questi villaggi di pietra spiccano gli edifici raggruppati a corte.
Fino a quarant’anni fa il luogo di incontro di una contrada o di un piccolo paese non era la piazza, ma la fontana: le donne arrivavano con due secchi a spalle a prendere acqua per uso domestico o si fermavano per lavare indumenti, mentre gli uomini venivano ad abbeverare gli animali della stalla e a preparare il verderame per le viti. La fontana, infatti, era dotata, oltre che del getto d’acqua potabile, di alcune vasche in lastre di pietra, una per abbeverare e l’altra col bordo inclinato, per lavare i panni.

L'estrazione e la lavorazione del marmo nella Valpolicella è una realtà storica di antica data. Già in epoca romana, era diffuso l'uso dei materiali lapidei anche per grandi costruzioni, come ad esempio il calcareo usato per l'Arena. Si ricorreva già allora al Rosso Verona nelle diverse qualità di Broccato e Broccatello e al Nembro. Tra il '700 e l'800 furono utilizzate soprattutto la Pietra della Lessinia, nelle varietà bianca, rosata, gialla e grigia, i Fioriti di Val Tregnago e il Bronzetto. Oltre a pavimenti e intarsi, molte opere che ornano chiese veronesi e di molte altre città italiane sono di Rosso Verona: acquasantiere, altari e opere d’arte minore facilmente identificabili dal caratteristico colore della pietra e dalle tracce di ammoniti imprigionate in lontane ere geologiche si affiancano a statue di particolare valore o significato, come a Verona nella Chiesa di Santa Anastasia i cosiddetti Gobbi che sostengono le acquasantiere all’ingresso e, nella basilica di San Zeno, la statua policroma del Santo.
Il comparto industriale del marmo di Verona è il primo in Italia e nel mondo: detiene la leadership degli scambi internazionali, infatti il 9,5% dell'export mondiale è coperto dalle pietre lavorate dalle aziende della Valpolicella



 
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Edizione 2010